Psicologia: I figli di Narciso (Dott.ssa F. Ermini)

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Brad Pitt ha dichiarato che la migliore cura per il narcisismo è diventare padre. Ma siamo proprio sicuri che un narcisista riesca ad essere davvero padre? A riconoscere i bisogni del figlio ed essere capace di soddisfarli? Ci sono indubbiamente livelli diversi di patologia nelle personalità narcisistiche, alcune sono così lievi da essere compatibili anche all’esperienza di condivisione della genitorialità, come può essere accaduto all’attore in questione. L’autostima allora godrà dell’amore riflesso del figlio, tanto da riuscire forse ad amarsi un po’. Ma i figli dei più recidivi sono destinati ad una forte delusione. La canalizzazione delle attenzioni della madre sul figlio appena nato saranno la prima ferita narcisistica per la personalità disturbata. Infatti il narcisista, mancando di una sufficiente autostima, necessita come linfa vitale delle attenzioni dell’altro. Può dimostrarlo ritenendo di non riceverne mai abbastanza oppure pretendendole arrogantemente, vantando una falsa sicurezza in sé, che in realtà è solo il riflesso dell’incapacità di credervi se nessuno la sostiene. Nell’esperienza con separazioni giudiziali sono sempre più numerosi i casi di coppie che “scoppiano” all’arrivo di un figlio, probabilmente perché la società moderna, con i falsi miti del valore personale legato all’apparenza, stimola sempre più una ricerca all’esterno di conferme, tralasciando quel processo di maturazione personale e interiore capace di rendere le persone veramente soddisfatte di sé, non solo grazie all’immagine che gli altri riflettono. Le donne che si sono legate al narcisista quando hanno un figlio spostano la propria attenzione sul nuovo oggetto d’amore e quell’uomo affascinante per il quale si sono quasi annullate può perdere momentaneamente valore. Il narcisista spesso non riesce a condividere il nuovo affetto, la nuova dimensione genitoriale, perché l’altro per lui non può essere che un’estensione di sé stesso. Se non si sente sufficientemente guardato, rischia di crollare. Può scegliere di vedere nel figlio l’estensione di sé stesso e conquistarsi uno specchio che rifletta eternamente quella stima di sé che non riesce a procurarsi in modo autonomo, creando quello che spesso vediamo: bimbi adultizzati e “montati” dai genitori. Oppure può sentirsi perso, non tollerare il rapporto con un essere bisognoso e la perdita momentanea delle attenzioni su di sé. Soprattutto sarà difficile tollerare la ricerca di autonomia mentale di un figlio adolescente. Se non riesce a compensare con attenzioni esterne, ad esempio sul luogo di lavoro, al narcisista non resta che cercare altrove, magari fuggire e non riuscire a tornare neanche al figlio, finché non si è sufficientemente richiesti. E il figlio abbandonato? Potrà mai riuscire ad essere visto, se vuole rimanere sé stesso e non una semplice estensione dell’egocentrismo paterno? Probabilmente no. Potrà convivere con una figura paterna insoddisfacente e spesso distante emotivamente e fisicamente, spesso condita dalla rabbia della madre abbandonata nel momento del bisogno. Forse riuscirà un giorno, magari grazie all’aiuto di un terapeuta, a vedere dietro l’apparente arroganza, una fragilità che fa vivere solo a metà.

Dott.ssa Federica Ermini – Psicologa